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Rimaneggiare la song di Leonard Bernstein, all’epoca cantata da un mostro sacro come Billie Holiday è stata sicuramente un’ impresa delicata, ma la reinterpretazione, così come è consuetudine in ambito jazzistico, è un aspetto che mi ha sempre stimolato. Lo standard è diventato un intreccio di musica classica e sonorità vagamente dub dove, ancora una volta, anche le parti che sembrano campionamenti, sono in realtà suoni filtrati, suonati o campionati dal vivo.